A OCCHI APERTI” IN ORATORIO

 

L’ha citato anche don Giacomo nella sua omelia di domenica scorsa: A occhi aperti è lo slogan dell’anno oratoriano 2020-2021. E ha aggiunto: “Gli occhi sono stati la parte più espressiva, non mascherata, in questi tempi diversi dal solito”. L’intenzione del programma A occhi aperti è che ragazzi e ragazze ricevano il dono della sapienza per affrontare i giorni con uno spirito nuovo, sapendo di essere accompagnati, ascoltati, sostenuti dalla comunità dei discepoli del Signore.
Certamente l’Oratorio non sarà come l’abbiamo immaginato fin qui: porte aperte, ingressi liberi, giochi spontanei, autonomia di movimenti. Le regole contro la pandemia coinvolgono tutte le attività e l’oratorio non vi è per nulla estraneo. Anzi esige un di più di sicurezza e di sorveglianza.
Tuttavia proprio nelle limitazioni – come abbiamo sperimentato nel periodo del cosiddetto lockdown – si possono scoprire altre capacità, assumere nuove abitudini e soprattutto puntare all’essenziale.
A occhi aperti si osserva tutta la realtà, non ci si chiude nel proprio microcosmo, non si inseguono interessi minuscoli. A occhi aperti ci si apre alla presenza di Dio, si vedono le sue opere e la sua Parola in atto. A occhi aperti ci si accorge meglio degli altri, delle loro virtù, dei loro bisogni.
Qualcuno si stupirà per l’azzardo di avviare attività catechistiche, sportive e di piccola animazione nonostante il pericolo incombente: se restiamo tutti A occhi aperti supereremo insieme anche questo scoglio.

 

   don Gianni

 



Orario Ss Messe da SETTEMBRE:
(tutte nella chiesa parrocchiale):

Martedì     ore  8,30

Mercoledì  ore  8,30

Giovedi     ore 18,30


Venerdi     ore  8,30


Sabato      ore 18,30 (prefestiva)


Domenica  ore  9,00  e  11,00














I GIOIELLI RARI

C’era una volta un ragazzo con un brutto carattere, suo padre gli diede un sacchetto di chiodi e gli disse di piantarne uno nello steccato del giardino ogni volta che avesse perso la pazienza e litigato con qualcuno. Il primo giorno il ragazzo piantò 37 chiodi nello steccato. Nelle settimane seguenti, imparò controllarsi e il numero di chiodi piantati nello steccato diminuì giorno per giorno: aveva scoperto che era più facile controllarsi che piantare chiodi. Finalmente arrivò un giorno in cui il ragazzo non piantò nessun chiodo nello steccato. Allora andò dal padre e gli disse che per quel giorno non aveva piantato alcun chiodo. Il padre allora gli disse di levare un chiodo dallo steccato per ogni giorno in cui non aveva perso la pazienza e litigato con qualcuno. I giorni passarono e finalmente il ragazzo poté dire al padre che aveva levato tutti i chiodi dallo steccato. Il padre portò il ragazzo davanti allo steccato e gli disse: “Figlio mio, ti sei comportato bene, ma guarda quanti buchi ci sono nello steccato. Lo steccato non sarà mai più come prima. Quando litighi con qualcuno e gli dici qualcosa di brutto, gli lasci una ferita come queste. Puoi piantare un coltello in un uomo, e poi levarlo, ma rimarrà sempre una ferita; non importa quante volte ti scuserai, la ferita rimarrà”. Una ferita verbale fa male quanto una fisica. Gli amici sono gioielli rari, ti fanno sorridere e ti incoraggiano. Sono pronti ad ascoltarti quando ne hai bisogno, ti sostengono e ti aprono il loro cuore.

Alessandro Bogani




 

1 ottobre – s. Teresa di Gesù Bambino (patrona della nostra Comunità Pastorale)

Teresa nacque nel 1873 in un ambiente profondamente credente. Di recente anche i suoi genitori sono stati dichiarati beati. Ella ricevette, dunque, una educazione che presto la indusse a scegliere la vita religiosa presso il carmelo di Lisieux. Qui ella si affida progressivamente a Dio. Su suggerimento della superiora tiene un diario sul quale annota le tappe della sua vita interiore. Scrive nel 1895: «Il 9 giugno, festa della Santissima Trinità, ho ricevuto la grazia di capire più che mai quanto Gesù desideri essere amato». All'amore di Dio Teresa vuol rispondere con tutte le sue forze e il suo entusiasmo giovanile. L'anno successivo, il 1896, si manifestano i primi segni della tubercolosi che la porterà alla morte. Ancor più dolorosa è l'esperienza dell'assenza di Dio. Abituata a vivere alla sua presenza, Teresa si trova avvolta in una tenebra in cui Le è impossibile vedere alcun segno soprannaturale. Vi è, però, un'ultima tappa compiuta dalla santa. Ella apprende che a lei, piccola, è affidata la conoscenza della piccola via, la via dell'abbandono alla volontà di Dio. La vita, allora, diviene per Teresa un gioco spensierato perché anche nei momenti di abbandono Dio vigila ed è pronto a prendere tra le sue braccia chi a Lui si affida.


 


 Ascoltiamo "Nisi Dominus" di A. Vivaldi
  (salmo 126)


 

 

 

 

 



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1980 - 2020




Domenica 14 giugno

40° anniversario di ordinazione sacerdotale del nostro Parroco
mons. Gianni Cesena


Il Signore lo ricolmi di ogni grazia e benedica il suo ministero