PIETRE, PERSONE E BANCOMAT

Nel rito ambrosiano la terza domenica di ottobre ricorda la dedicazione del Duomo, con riferimento a celebrazioni avvenute in secoli differenti (nel 1418 con papa Martino V, nel 1577 con san Carlo Borromeo, fino al 1986 quando il card. Martini consacrò l’altare maggiore del Duomo restaurato).

Leggiamo nella Lettera di Pietro: «quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo» (2,5). L’Apostolo paragona i battezzati alle pietre che costituiscono la struttura di un edificio; un edificio, però, spirituale: animato dallo Spirito santo, e composto da pietre vive.

Sono dunque gli uomini e le donne di fede a costituire l’edificio vivente della Chiesa. L’edificio di pietra è solo un’immagine di ciò che è più vero, ossia la Chiesa come comunità di credenti.

Una comunità che non è immobile, statica e vulnerabile – come le pur bellissime testimonianze architettoniche consegnateci dai padri antichi –, ma capace di movimento, adattamento ai tempi, aggiornamento di linguaggi e iniziative, perché il Vangelo di Gesù possa esprimersi nelle culture, nelle caratteristiche e nei costumi di popoli diversi e delle diverse epoche storiche.

Un edificio spirituale, composto da pietre vive, più che una chiesa-bancomat dove, inserita la tessera e digitato il PIN, si ottengono i servizi desiderati, secondo gusti soggettivi spesso arbitrari.

Piuttosto una chiesa in uscita capace di portare parole e gesti di salvezza e di speranza.

 

don Gianni