PENTECOSTE E CHIESA DOMESTICA

«Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito»: così dice Gesù incontrando Nicodemo (Gv 3,8).
Come vento potente lo Spirito si presenta a Pentecoste agli apostoli: così leggiamo oggi negli Atti degli Apostoli.
Noi crediamo che, proprio come il vento, lo Spirito sia incontenibile: non è proprietà esclusiva di nessuno, non del papa, né dei vescovi, dei preti, delle suore e nemmeno dei soli battezzati.
Il periodo di pandemia, insieme a grandi sofferenze, ha rivelato opere dello Spirito di Dio là dove forse non erano prevedibili: quante persone – credenti e non credenti – sono diventate una carezza di Dio per i malati, per le famiglie sconfortate, per gli scoraggiati e gli impauriti, per i poveri di paesi lontani tribolati a causa di questa e di altre patologie.
Uno dei frutti più brillanti dello Spirito inoltre potrebbe essere stato riscoprire la preghiera in famiglia: magari già tutti venivano insieme alla domenica a Messa, ma ora si sono industriati di non mancare all’appuntamento in streaming e di prepararlo con un gesto o un oggetto simbolico, di rileggere il vangelo insieme per adattarlo alla situazione dei genitori, dei ragazzi, dei nonni.
Lo Spirito soffia dove vuole: è presente pure in casa, in famiglia, parla anche attraverso i più piccoli e suggerisce vie di bontà, di speranza. Gesù l’aveva detto: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, sono io in mezzo a loro».
La chiamiamo anche “chiesa domestica”: un’esperienza da ricordare, da custodire, da non disperdere.

 

don Gianni