STORIA DI UNA CHIESETTA E DI GENTE DAL CUORE APERTO.

a cura di Giuseppe Monga

QUELLA PERIFERIA A NORD DI DESIO …

La strada che porta a Seregno è chiamata Corso Italia e con questo nome prosegue verso nord, dopo le ultime case di Desio, su, su, fino al Tiro a Segno Nazionale, posto su una leggera curva verso destra, ai confini del paese, poco prima della deviazione per la frazione san Carlo.

Siamo nel 1950, esattamente a metà del secolo XX. La nostra Desio conta poco più di diecimila anime e si fregia già del titolo di città, per il merito di avere dato i natali ad Achille Ratti, papa Pio XI.

Parallele al Corso Italia, corrono verso Seregno le rotaie del tram, separate dalla strada da un duplice filare di siepe (martelètt). Il tram proviene da Milano ed è l’erede diretto di quel glorioso “Gamba de Legn”, che ormai solo i più anziani ricordano sbuffare, negli anni prima della guerra, sul tratto che dalla piazza saliva verso il vecchio ospedale.

Lasciata la fermata della “rimessa”, posta all’uscita del vero e proprio abitato, il mezzo pubblico ha la sua ultima sosta sul nostro territorio davanti alle cascine Bonomo-Gavazzi, prima di proseguire verso Carate o prendere la diramazione per Giussano.

Dette cascine danno il nome a questo estremo lembo di terra desiana: andare al “Bunòm” significa far visita a questi due cortili, posti uno di fronte all’altro e chiamati dalla gente come la “curt granda” e la “curt picinìna”, abitati da diverse famiglie che con le cadenze della vita di gente semplice, sono anche accomunate dal cognome Brioschi. Poche case completano la struttura del rione , attorno a questi due cortili.

A questa fermata scendono dal tram la domenica i tifosi che si recano al vicino stadio “Ferruccio”, ove gioca il glorioso Seregno che milita in serie B, dato che nei pressi dello stadio il tram non effettua al momento alcuna sosta.

Il tram adempie in questi anni a una funzione importantissima, quale vero legame con la grande Milano, la cui realtà appare più lontana di quanto si possa immaginare, anche se la città è raggiungibile coi mezzi pubblici più rapidamente di quanto non avvenga al giorno d’oggi.

Ma cosa c’entra il tram con la nostra storia ? C’entra, eccome !

Si deve sapere infatti che in una uggiosa sera di aprile del 1950, tornando in auto dalla fiera di Milano, il signor Giuseppe Carpanelli, proprietario di un mobilificio situato proprio a fianco delle cascine Gavazzi-Bonomo, non si avvede del tram che sopraggiunge. La scarsa visibilità causata dal maltempo e quel duplice filare di siepi gli ostacolano la visuale della piccola strada ferrata: svoltando a destra per entrare nella sua residenza, l’auto viene investita dal tram e trascinata per diversi metri dai suoi respingenti..

L’incidente risulta impressionante, ma il signor Carpanelli, tempra e fisico di tenace lavoratore, riesce a cavarsela con una breve degenza in ospedale, così come la gentile signora Giuseppina e un collaboratore, che con lui viaggiavano sull’auto. Il signor Carpanelli si propone, in segno di ringraziamento per lo scampato pericolo, di far erigere nel rione una chiesetta dedicata alla Madonna.

Da quelle cascine, sterminati campi si stendono verso occidente, fino al confine con Cesano, meglio con le sue due frazioni "Mulinello" e "San Bernardo", quest'ultima denominata più propriamente "Cassina Savina".

. Lo sfondo è arricchito nelle belle giornate dalla visuale della catena alpina occidentale, sulla quale emerge trionfante il massiccio del Monte Rosa. Più a destra, sempre a nord-ovest, si staglia invece il campanile di San Carlo, dominante l’omonima frazione. Questi campi risultano interrotti da filari di alberi e dai solchi di demarcazione dei vari appezzamenti (cavedagn). Qua e là sorgono minuscoli cascinali, atti in genere al ricovero di attrezzi rurali, ma divenuti talvolta in questo immediato dopoguerra temporanea dimora per famiglie meno abbienti. Vecchi e stretti sentieri svolgono l’indispensabile funzione di collegamento con l’abitato del paese.

Celebre il mitico sentiero “del Selsìn”, autentica direttissima che, partendo dallo stradone provinciale (in prossimità dell’attuale ingresso delle scuole medie Pertini) conduce diritto verso San Carlo, in un itinerario dove è immancabile la compagnia di filari di robinie e di gelsi (murùn). Una traccia di questo sentiero è ancora visibile in via Varese all’altezza di via Como ( è la stradina che porta verso la torre piezometrica dell’acqua potabile); un’altra la si può ancora notare - ormai giunti a San Carlo - sul lato est di via Mazzini, all’altezza di via Trincea delle Frasche.

Una chiesa dedicata alla Madonna

A questo punto ci chiediamo: cosa può farci una chiesetta al rione “Bunòm” e perché dedicata alla Madonna Pellegrina?

Va ricordato che in quegli anni risultava ben radicato nell’animo della gente lo strascico religioso-emotivo lasciato dalla “Peregrinatio Mariae”, ovvero dal passaggio di statue mariane attraverso gran parte della diocesi di Milano. L’iniziativa venne voluta dal cardinale di Milano, il beato Ildefonso Schuster, per ridestare la devozione del popolo milanese verso la Madre di Dio. Da qui l’idea che questo tempio mariano venisse dedicato proprio alla Madonna Pellegrina.

La funzione della chiesetta può invece trovare una ragione se ci si guarda un po’ intorno a quanto accade in questo piccolo rione.

Si sappia che in fondo ai campi di cui prima si faceva cenno, qualche centinaio di metri ad ovest delle cascine Bonomo-Gavazzi, cominciano a sorgere case di immigrati, soprattutto di origine veneta.

Si formano aggregati di minuscole abitazioni, quasi sempre ad un solo piano, costruite l’una a ridosso dell’altra, a suon di grandi sacrifici e di un tenace lavoro, spesso serale e festivo, in cui risultano determinanti le possenti braccia dei componenti di ogni famiglia, nonchè la grande volontà e la propensione a rimboccarsi le maniche, sempre presenti in questa gente.

E’ facile vedere durante i lavori di costruzione anche le donne preparare i secchi di malta ed aiutare gli uomini a tirar su casa, nel vero senso del termine: scene che si protrarranno da queste parti per anni , fino al decennio successivo ed oltre, quando, ottenuta una maggiore stabilità economica da parte dei proprietari, molte di queste casette vedranno l’innalzamento del piano superiore.

Una chiesa quindi, grande o piccola possa essere, comincerebbe ad avere qui una grande utilità. Tale ipotesi trova strada anche nelle autorità religiose della Desio di allora, che ha ancora un’unica parrocchia (così sarà fino al 1963), quella dedicata ai santi Siro e Materno, retta dal prevosto monsignor Giovanni Bandera. Lo coadiuvano nel ministero i sacerdoti Italo Zat, Bruno De Biasio, Renato Coccè e Primo Gasparini.

Nomi che ancora oggi a chi ha qualche capello bianco dicono tanto e a taluni moltissimo!

Sorge la chiesetta della Madonna Pellegrina

Dopo varie difficoltà incontrate dal signor Carpanelli nell’ottenere l’appezzamento di terreno desiderato su cui erigere il nuovo tempio mariano, prima ancora dell’espletamento delle normali autorizzazioni edili, i lavori iniziano con la posa della prima pietra, benedetta dal prevosto di Desio il 29 giugno 1951, nella festività dedicata ai S.S. Pietro e Paolo (non sarà un destino questa ricorrenza?). Il disegno originale viene più volte mutato: addirittura in un progetto un po’ ardito si nota un campanile, una piccola cupola absidale e persino una grotta da costruire nello scantinato della chiesa! Il mancato campanile sembra poi presagire quello che sarebbe rimasto solo disegnato nella mente e nel cuore di don Luigi Gaiani, futuro parroco della nuova Parrocchia, diversi anni dopo!

Il piccolo rione vive con intensità l’idea di una chiesetta tutta per sè e vi contribuisce sia con offerte in denaro che con l’aiuto fattivo alla costruzione, sotto l’impulso vivace del signor Carpanelli. Egli, impegnato in lavori di restauro in importanti edifici religiosi nella Milano di questo dopoguerra, ha modo tra l’altro di procurare i marmi per l’altare, provenienti dal tempio israelitico milanese, allora in fase di ricostruzione. Col suo laboratorio di falegnameria fornisce i primi arredi della chiesa e provvede personalmente all’intaglio delle figure dei quattro evangelisti, rimasti fino al 2004 sul dorsale dell’altare ligneo, quindi spostati sulla parete del piccolo transetto di destra: si tratta di una vera opera d’arte!. Giuseppe Carpanelli non manca inoltre di organizzare raccolte di fondi, ben coadiuvato dalla collaborazione di tanti residenti nel piccolo rione.

La generosità è proprio di casa da queste parti e il corso di questa storia ne è chiaro testimone, visto che un giorno, a distanza di 14 anni da quella data, qui sorgerà una vera e propria Parrocchia.

Molti si impegnano nella “questua”, procurando in città il materiale per varie pesche di beneficenza, sensibilizzando quindi a questa causa tutti i desiani. E’ facile trovare in quella stagione giovani e meno giovani del nostro rione, piazzati sul sagrato della Basilica a cercar offerte “pro-Pellegrina”. Diverse elargizioni giungono da ogni angolo di Desio.

I muratori dell’impresa costruttrice provengono dal bergamasco e qualcuno di essi viene ospitato la notte nei granai delle nostre cascine. Di qualche altro si dice che abbia messo su famiglia proprio a Desio, in occasione di queste trasferte di lavoro.

Molti degli uomini del rione, terminato il lavoro nelle botteghe, nei campi o nelle poche fabbriche di allora, prestano gratuitamente la propria opera in qualità di manovali, aiutando gli addetti dell’impresa , preparando loro il lavoro la sera o nelle mattine domenicali. Li chiama a raccolta il grammofono dello stesso signor Carpanelli, che con il suo “78 giri” diffonde dalla propria abitazione il concerto delle famose campane di Desio! Talvolta, la domenica a mezzogiorno, terminate le proprie fatiche, i volontari impegnati in questi lavori trovano modo di ritrovarsi alla vicina Taverna, tra un bicchiere di buon vino e una “busecada” offerta dallo stesso Carpanelli. Si crea così in questi ritrovi spontanei una particolare forma di aggregazione sociale, che non necessita né di regole né di particolari maestri, e si ha modo di superare spesso qualche vecchia diatriba, sorta per questione di interessi tra famiglie che magari portano lo stesso cognome.

L’INAUGURAZIONE DELLA CHIESA

I lavori si protraggono per circa un anno, non privi di difficoltà e di intoppi tecnici: le cronache del tempo narrano anche di un furto di materiale edile da parte dei soliti ignoti. Tutti gli ostacoli vengono comunque superati, in virtù del comune generoso impegno di coloro che si sentono coinvolti nell’edificazione del Santuario.

Si arriva quindi al 14 settembre 1952, giorno dell’inaugurazione della chiesa dedicata alla Madonna Pellegrina. Monsignor Bandera presiede la solenne cerimonia, attorniato dai sacerdoti della Basilica, dalle principali autorità e da un grande numero di fedeli. Nella stessa serata, passando da Desio casualmente, il beato cardinale Ildefonso Schuster vede questa chiesetta e si ferma per una benedizione. Si narra che, osservando il lunotto frontale della chiesa privo di vetro, abbia tirato da una parte il Prevosto, ordinandogli una celere sistemazione di quell’apertura, da cui estranei avrebbero potuto entrare nottetempo!

Settembre diventa così un mese importantissimo per questa chiesetta e per il rione, che anche in anni successivi celebrerà la sua festa proprio in questo mese.

La chiesetta risulta l’unico santuario mariano in Desio, uno dei pochi tra i paesi limitrofi e il primo, almeno in Italia, a venire dedicato alla Madonna Pellegrina.

Va chiarito che la statua della Pellegrina non è la stessa che nel 1947 peregrinò per la nostra Diocesi , quale segno di devoto e religioso incoraggiamento alla nazione in ripresa, dopo i tristi anni della guerra. La nostra statua venne donata dall’Ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro, per mezzo dello stesso signor Carpanelli, militante in questo Ordine, e ne fa testimonianza il piccolo scudetto crociato che possiamo notare ai piedi della Santa Vergine.

Il nuovo tempio diventa una diretta dipendenza della Basilica, i cui sacerdoti si alternano per celebrare la messa domenicale. Si ha quindi modo di vedere presenti sull’altare, di volta in volta, don Italo, don Bruno e don Primo . Meno presente è don Renato, essendo gravato dagli impegni del frequentatissimo oratorio maschile di Desio, ai cui ricordi si aggrappano ancor oggi centinaia di desiani, certamente ormai di non tenera età.

I sacerdoti si limitano al momento alla sola celebrazione delle messe festive, mentre tutte le altre officiature e la somministrazione dei vari sacramenti trovano riferimento in Basilica. L’impegno del clero desiano vede comunque subito un allargamento sul piano sociale. I sacerdoti prima richiamati hanno modo di svolgere un lavoro veramente prezioso, diventando un indispensabile punto di riferimento, in appoggio ad una popolazione di periferia, che, specialmente riguardo agli immigrati, ha grosse necessità di vario genere. Grande il ricordo dell’opera svolta in merito soprattutto da don Bruno, che si impegna per aiutare i più bisognosi tra gli immigrati, facendo loro pervenire preziose assistenze e servizi da parte del Comune e di vari Enti a ciò preposti.

Il rione è ancora ai suoi albori e le vie di collegamento con la strada che porta all’abitato di Desio (l’attuale via Milano) sono costituite da semplici stradine o sentieri, talvolta impraticabili nelle giornate invernali.

Sullo slancio di questo impegno e raccogliendo le necessità di una miglior forma di aggregazione, nasce dopo qualche tempo un circolo-Acli, ove giovani e lavoratori hanno la possibilità di trovare un punto di riferimento per la soluzione di tanti problemi legati al lavoro e un luogo di raduno attraverso il quale formarsi cristianamente in una crescita sociale.

LA MADONNA PELLEGRINA NEI RIONI DI DESIO

La statua della Pellegrina nel maggio 1954 passa attraverso tutti i rioni di Desio, a ricordo della “Peregrinatio Mariae” celebrata in Diocesi sette anni prima. In ogni quartiere si ferma almeno due giorni e la sua sosta diventa occasione per radunare tanta gente in preghiera, davanti a questa dolce e splendida effigie. Vie e cortili della città risuonano di canti mariani e la gente conferma ancora una volta tutta la sua venerazione, tributando grande onore alla statua della Madre di Gesù! Il suo peregrinare per Desio prosegue anche in alcune fabbriche, ove viene accolta affettuosamente dai lavoratori desiani.

La chiesetta della Pellegrina nel frattempo continua a vedere piccoli lavori di rifinitura anche dopo l’inaugurazione, quasi ad essere plasmata su misura dalle mani e dal cuore della gente!

Ne è primo sacrestano il signor Mario Mandelli, coadiuvato sovente dai suoi familiari. Il signor Mandelli, nell’esecuzione delle sue mansioni, pone grande meticolosità ed amore per questa chiesa, avendo cura e riconoscenza anche per coloro che lo aiutano nel servizio. Egli ha modo di organizzare per i primi chierichetti perfino delle gite-premio sul lago di Como.

Svolgerà tale compito fino al 1957, allorquando una seria malattia gli impedirà di proseguire in questo generoso volontariato.

Gli succede nell’incarico la signora Eugenia Brambilla, consorella del S.S. Sacramento, che con la medesima devozione ed impegno avrà cura della chiesa fino al 1965, anno di costituzione della Parrocchia. Molto pia e devota, la signora Eugenia è solita riprendere con amore e carità i ragazzi che, al termine delle funzioni, si soffermano a giocare ai quattro cantoni sul piccolo sagrato, ammonendoli con la famosa frase “non gridate altrimenti svegliate il Signore!”. Solerte misuratrice di centimetri alle sottane delle ragazzine che si presentano in chiesa, ne manda spesso a casa talune a cambiare abbigliamento e se pensiamo alla moda di allora... Guai alle ragazze poi presentarsi in chiesa senza velo: il dietro-front in questo caso è assicurato! Invece un ragazzo più audace di altri, solito scorazzare con i compagni di gioco lungo il sagrato o leggere pigne di giornalini seduto sui suoi gradini, e per tale motivo frequentemente allontanato dalla pia sacrestana, organizza un giorno una piccola vendetta: infilando un ombrello nei battenti della porta della chiesa, vi rinchiude la mite Eugenia per parecchie ore!

I Missionari Saveriani

Nel 1955 il ministero alla Madonna Pellegrina viene preso in carico dai Padri Saveriani. Questi missionari scriveranno un’altra gloriosa pagina della storia della chiesetta e del rione, con una presenza lunga dieci anni, avvalorando in tal modo la loro felice integrazione nel tessuto religioso e sociale della nostra città. Sappiamo che grazie ad essi la pastorale nelle periferie di Desio, in questo loro primo sorgere, farà sbocciare realtà preziose e collaborerà alla crescita di tante feconde comunità.

I Saveriani cominciano con l’alternarsi tra loro per le celebrazioni, fino a quando rimane ogni domenica in presenza stabile padre Virginio Aresi. Originario della bassa bergamasca, padre Aresi è uomo di profonda cultura e sapienza. Comprende che il ministero in questa ancor lontana periferia non può essere limitato alla presenza per la messa domenicale e, in accordo con monsignor Prevosto, inizia le celebrazioni quotidiane feriali.

Storiche risultano certe Messe celebrate d’inverno, alle 6,30 del mattino, con i candelotti di ghiaccio all’interno della chiesa (carenze di tenuta contro l’umidità emergono sui muri della chiesa subito dopo pochi anni dall’inaugurazione!).

Per mitigare il freddo sia nel tragitto verso la chiesa che durante la celebrazione, taluni si portano

appresso il mattone caldo di terra refrattaria, che aveva allora la funzione di scalda-letto per mitigare il gelo notturno nelle case.. Questo espediente diventa utile ( come testimonia un chierichetto di allora) persino nello sgelare l’acqua dell’ampollina per la Messa e ciò la dice lunga sulla precarietà in cui si celebrava d’inverno in quegli anni !

Tra i fedeli assidui alle Messe mattutine si ricorda in particolare la presenza del signor Alfonso, professione “pésatt”, persona molto generosa e sensibile alle esigenze della nostra chiesa, solito stare in fondo appoggiato alla porta d’ingresso e tenere, nelle fredde mattinate invernali, ul quadrell in dal gichè!

Nel mese di maggio viene recitato con solennità il Santo Rosario tutte le sere, accompagnato

da canti armoniosamente intonati da alcune ragazze e con una chiesa sempre affollata. Il piccolo

piazzale diventa luogo di ritrovo soprattutto tra giovani e ragazze e chissà quanti di essi, oggi ormai felici nonni, si saranno strizzati l’occhio, nel dopo-rosario di quegli anni !

Al Santuario giunge il dono graditissimo di un armonium, suonato la domenica per diverso tempo dalla simpatica e caratteristica figura del maestro Sandro Valtorta. Dotato di grande orecchio musicale e di una particolare capacità di archiviazione degli spartiti, già segretario della corale della Basilica, egli è solito lasciare un particolare segno di penna sul tasto del “La” principale degli strumenti che passano sotto le sue mani : anche il nostro piccolo armonium non viene risparmiato da questo caratteristico marchio !

Nel 1961, dopo circa cinque anni di servizio presso la Pellegrina, padre Aresi viene chiamato a preparare la sua missione in Giappone. Nel marzo 1963 parte da Genova salutato al porto da una cospicua rappresentanza del nostro rione. Assolverà a questo nuovo incarico fino alla sua prematura scomparsa nel 1998, dopo oltre 35 anni di servizio apostolico, nel corso dei quali otterrà addirittura la cittadinanza giapponese. Nei periodici ritorni in Italia, non mancherà mai visitare alcune famiglie desiane, con le quali intrattiene frequenti contatti epistolari.

A padre Aresi succede nella guida pastorale del rione padre Mario Festa, una persona molto comunicativa, che coinvolge pian piano la vita di questa piccola comunità con quella dell’Istituto Saveriano. Frequenti risultano le puntate degli abitanti della Pellegrina, soprattutto ragazzi e giovani, alla Villa Tittoni, ove hanno casa i Missionari. La visita al presepe mobile o alla famosa “collina di Fatima”, sono occasioni di festa per tanti bimbi, ragazzi e loro accompagnatori e diventano motivo per un impatto diretto ed immediato col mondo missionario. Qualche ragazzo del rione viene invitato a studiare anche negli istituti di formazione degli stessi Saveriani.

Un martire della Chiesa passò per la Pellegrina!

In collaborazione diretta coi Padri Missionari, risulta preziosa la presenza alla Madonna Pellegrina di alcuni studenti dello stesso Istituto. Essi collaborano insegnando il catechismo la domenica e animando gruppi di bimbe e di sfrenati ragazzini, che diventano sempre più numerosi, tanto da costituire un vero e proprio oratorio domenicale.

Ricordiamo fra tanti, gli studenti Maule, Zordanello e Camera, diventati successivamente tutti sacerdoti. Padre Ottorino Maule è stato ucciso in missione nel Burundi il 30 settembre 1995 e si può apertamente dire che un Martire della Chiesa, immolatosi in terra di missione per amore del Signore, è passato nel rione Madonna Pellegrina, dedicando tanti sforzi alla formazione della sua gioventù! La Vergine Santissima, che egli tanto pregò stando tra noi, sicuramente lo fa ora risplendere della gloria dei beati e dei giusti. Il suo ricordo risulta tuttora molto vivo in tanti ragazzi e ragazze di allora e il suo martirio ha segnato profondamente il cuore di tutti coloro che lo conobbero.

Ultimo missionario saveriano a seguire la pastorale del rione, prima della costituzione della parrocchia, è Padre Francesco Grasselli, presente alla Pellegrina dal 1963 al 1965.

In questo periodo, padre Grasselli sollecita una miglior partecipazione alla Messa domenicale: viene formato un coro di ragazzi e ragazze, guidati all’armonium dall’anziano signor Francesco, proveniente dalla Cascina Gaeta (più conosciuta allora come la Casinàscia). Alcuni commentatori cominciano ad illustrare le letture e i momenti salienti della Messa, ancora celebrata in latino, pre-figura degli attuali lettori e cantori.

Figure di questa comunità

Ai padri Saveriani e ai generosi sacrestani già richiamati si affiancano diversi collaboratori.

Ricordiamo tra costoro il signor Angelo Sironi, falegname in pensione dalle mani d’oro, costantemente convocato a costruire balaustre, presepi, a riparare sedie, porte e tavoli. Continuerà in questa collaborazione anche dopo la formazione della Parrocchia: va segnalato come il restauratore dell’antico Crocifisso che viene portato in processione ancora oggi il Venerdì Santo e baciato in chiesa dai fedeli. Questo crocifisso è ora situato proprio nel rinnovato Santuario.

Una figura indimenticabile risulta poi essere la signorina Giuseppina Brioschi.

Nella sua abitazione di via Montello, oggi rimanda volentieri il pensiero a quegli anni di intenso lavoro, i suoi ricordi sono anche corredati da fotografie e testimonianze di carattere epistolare di tante persone incontrate.

Dopo aver lavorato per alcuni anni in Svizzera, Giuseppina torna a Desio nel 1955 e dedica gran parte del suo tempo in mille preziose attività a favore della chiesetta e del rione Madonna Pellegrina. Quante ragazze, oggi mamme od ormai nonne, la possono ricordare come assistente premurosa ed attenta in tanti gioiosi momenti trascorsi alla Pellegrina! Oltre all’attività di catechista e preparatrice dei bambini alla prima Comunione e alla Cresima, fonda la Buona Stampa rionale. In breve sono numerose le famiglie che hanno modo di far entrare nelle loro case le riviste di ispirazione cristiana, anche in virtù di un servizio di distribuzione particolarmente capillare, da parte di tanti ragazzi e ragazze.

Questi giornali costituiscono per alcuni anziani immigrati l’occasione per le prime letture (data la difficoltà di alfabetizzazione in corso per molti adulti, specialmente nelle regioni di provenienza, in questo dopoguerra), offrendo loro l’opportunità di allargare i propri confini culturali, sinora legati alle sole necessità dettate dal vivere quotidiano.

La rivista “Famiglia Cristiana” vede presto nel rione una percentuale di diffusione vertiginosa e la signorina Brioschi viene più volte premiata tra le più fedeli attiviste nazionali dalla società San Paolo di Alba. Un impegno che prolunga una lunga e felice tradizione di diffusione della Buona Stampa, che giunge fino ai nostri giorni: pur tra qualche difficoltà, la nostra Parrocchia risulta ancora tra le poche impegnate a recapitare questi giornali e riviste a domicilio.

Il censimento del rione

Un’altra iniziativa che ruota attorno alle capacità organizzative della signorina Giuseppina sarà il censimento dei residenti del rione, avviato su richiesta della Basilica e coordinato con Padre Festa ed alcuni volontari laici.

 

Senza la tecnologia in uso al giorno d’oggi, ma compilando a penna centinaia di schede, viene redatto un preciso quadro della popolazione, con faticosi ma preziosi aggiornamenti, dovuti ovviamente al dinamico evolversi del rione, che già dalla fine degli anni Cinquanta vede una progressiva e continua espansione in varie direzioni.

Il territorio interessato può venire idealmente tracciato a nord col confine di Seregno, a est con le case di via Erba, Brescia e Podgora, a sud con via Novara, a ovest con le vie don Gnocchi, San Vittore e con la parte terminale di via Varese, allora costituita da un semplice sentiero che si perdeva poi nella campagna.

Feste ed usanze

Il rione celebra annualmente la sua festa in certi anni a maggio, mese dedicato alla Madonna, in altri a settembre, mese che ricorda l’inaugurazione del Santuario. In tali occasioni la chiesetta viene parata a festa e vengono allestite pesche di beneficenza e lotterie, per assolvere alle perenni necessità di una comunità in continua evoluzione.

Caratteristica in questa ricorrenza è la benedizione dei mezzi di trasporto, la mattina della festa, sul piazzale della chiesa, che richiama gente da tutta Desio e perfino da fuori. Monsignor Bandera benedice biciclette, ciclomotori, trattori e le poche automobili in circolazione in quei tempi, per poi celebrare solennemente la messa nel Santuario. A tutti i convenuti viene rilasciata una fascetta metallica con la riproduzione della statua della Pellegrina, che diviene così la protettrice di tanti viaggi.

In questa festosa giornata non manca mai la presenza allegra della banda dell’Oratorio (Desio aveva a quei tempi ben due bande musicali!), alle cui necessità di fiato provvedono le cospicue riserve di rosso messe a disposizione da alcuni residenti delle Cascine, coordinati in tale compito dal compianto Mario Brioschi.

In settembre il piazzale della chiesetta assolve anche alla funzione di asciugatura dell’abbondante raccolto di mais (furmentùn) degli agricoltori residenti nelle cascine. Lo stendono giornalmente su teloni di fortuna fino al calar della sera, approfittando delle belle settembrate di quegli anni, lontano ricordo dei piovosi giorni che spesso caratterizzano al giorno d’oggi il calar dell’estate.

1965: la nuova parrocchia dei S.S. Pietro e Paolo

Si arriva quindi al 1965, anno di fondamentale importanza per la storia della Madonna Pellegrina e di tutta la nostra Parrocchia..

Il 7 marzo anche nella nostra Chiesetta, si celebra per la prima volta la S. Messa in lingua italiana: è la prima domenica di Quaresima e la Liturgia compie una svolta di carattere storico. I riti della settimana santa, officiati da padre Grasselli, presentano quindi per la prima volta le numerose letture in italiano. Anche la lettura della Passione, come spesso si fa oggi, viene affidata per la prima volta a più lettori e la celebrazione liturgica assume una suggestione del tutto particolare. La Chiesa è molto affollata, quasi un preludio all’evento tanto atteso per la domenica successiva a quella Pasqua: 25 aprile, domenica “in Albis”.

Alle ore 16,30 di quell’assolato pomeriggio, partendo dall’angolo di via Novara con via Milano, fa il suo ingresso solenne il primo Parroco di questa comunità, don Luigi Gaiani, 36 anni, prete da dodici, proveniente da Biassono, ove esercitava il proprio ministero quale assistente dell’oratorio.

Un’immensa folla è presente all’avvenimento e la comunità del rione sembra avvertire il senso di maturità di un cammino fatto nei tredici anni precedenti: la nuova Parrocchia sembra essere il compendio di tanti sforzi, di tanto lavoro, soprattutto di tanta fede!

La chiesa della Madonna Pellegrina diventa quindi chiesa parrocchiale della comunità dedicata ai santi apostoli Pietro e Paolo (ricordate il giorno della posa della prima pietra nel 1951 ?), assumendo una sua autonomia e una precisa identità giuridica e canonica.

Mancando una casa parrocchiale, don Luigi va a risiedere con la mamma Ernestina e la sorella Assunta in uno stabile della vicina via Vercelli e vi rimarrà per oltre un anno fino al 1966, quando alla nuova chiesa si affiancherà il centro parrocchiale.

Entusiasmo e la solita generosità sono i motori ancora una volta accesi dalla gente di questo rione divenuto ora Parrocchia. Al tradizionale territorio si aggregano altri quartieri a sud (zona della rimessa e della case comunali), a ovest (via per Cesano e derivate) ed a est (il rione san Giuseppe) sino allora gravitanti sulla Basilica. La nuova comunità parrocchiale conta in questo momento circa 4.500 anime, suddivise in più di un migliaio di nuclei familiari.

Le forze laiche della nuova Parrocchia costituiscono un gruppo efficace, ammirato anche da altre comunità e del resto non è difficile correre veloci sulla strada dell’impegno, quando a tracciarti la via maestra c’è una figura dinamica e sapiente come don Luigi !

Aumentato il numero delle Messe domenicali e delle varie celebrazioni, l’impegno attorno alla chiesa della Madonna Pellegrina si fa particolarmente arduo. Qui entra in scena un’altra figura che poi compirà tanto bene anche nella nuova chiesa parrocchiale: il sacrestano Mario Castoldi. Forte di un’esperienza in questo incarico maturata da giovane presso il Sacro Monte di Varese, riversa ora nell’impegno quotidiano tutta la sua competenza, la sua fede e passione: così farà per diciotto anni fino al 1983, anno della sua scomparsa.

Un nuovo fermento

La chiesa della Madonna Pellegrina svolge in pienezza la sua funzione di chiesa parrocchiale per soli otto mesi. Non è ancora cessata l’eco dell’ingresso del primo Parroco che già sul curvone di via Milano, tra campi di frumento e di segale, è in piena funzione il cantiere della nuova chiesa.

I lavori proseguono con un ritmo che sembra andar di pari passo con l’entusiasmo della popolazione, assumendo un fervore particolare dettato anche dalle energie subito profuse da don Luigi. La gente della zona gioca ancora la sua caratteristica carta della generosità e apre cuore e portafoglio per le aumentate esigenze della comunità parrocchiale da poco sorta.

Don Luigi comincia a frequentar con intensità ogni famiglia, volendo bene a tutti, avendo una parola per ognuno, destando nei fedeli un vivo senso di entusiasmo e simpatia.

La chiesetta della Pellegrina risulta stipata fino all’inverosimile ad ogni celebrazione e frequentemente diventa luogo di partenza di grandi processioni, sia mariane che eucaristiche. Essa in questi pochi mesi trova modo di essere sede non solo della Prima Comunione ma anche dell’unica Cresima sinora amministratavi . Sono destinatari bambini e bambine della classe 1957, cresimati nella prima festa patronale dei S.S. Pietro e Paolo da S.E. mons. Oldani, vescovo ausiliare di Milano.

L’estate passa in fretta ed altrettanto velocemente, come detto, corrono i lavori della nuova chiesa parrocchiale che in dicembre è ormai pronta. Anche in questa occasione alcuni volontari si affrettano la sera a prestar la propria opera per gli ultimi indispensabili ritocchi. Si ricorda in particolare l’applicazione dei vetri alle finestre, eseguita su alti ponteggi in gelide serate dicembrine, sotto l’abile direzione di vetrai professionisti quali i compianti Luigi Cazzaniga, figura indimenticabile nella storia della nuova Parrocchia, e Mario Manzotti, attendibile testimone di molti dei fatti qui ricordati.

Giunge così la sera di sabato 18 dicembre 1965, quando il cardinale Giovanni Colombo benedice solennemente la nuova chiesa dei S.S. Pietro e Paolo, che immediatamente assolve alle funzioni di chiesa parrocchiale: don Luigi ha modo di celebrarvi il suo primo Natale a Desio, veramente soddisfatto di aver visto questo luogo sacro sorgere in una manciata di settimane! Un’altra prova della grandezza di cuore di questa gente, che cominciò ad aprirsi nei pressi di due cascine quattordici anni prima!

La chiesetta della Madonna Pellegrina riduce così la sua funzione primaria così bene assolta fino a quel momento, limitandosi alla celebrazione di un’unica messa festiva alle ore 8 e alle sempre sentite e partecipate funzioni del mese di maggio.

Vi rimane comunque ancora per un anno l’oratorio, con l’animazione di tutte le attività connesse.

Ad aiutare don Luigi nell’attività pastorale, giungono in Parrocchia la domenica don Mario Motta, assistente spirituale del Collegio Pio XI, e don Tarcisio Livietti, che ricopre la medesima funzione nel vicino seminario di Seveso. A don Mario va ascritto, oltre ai grandi meriti di carattere pastorale, quello di avere importato il gioco di "palla-base” nel piccolo oratorio della Pellegrina. Un gioco che troverà accaniti proseliti nell’oratorio parrocchiale per decine di anni ancora! Quel cortile diviene la domenica un rettangolo animatissimo, con accese tenzoni in questa nuova competizione, spesso interrotte da alcuni “fuori-campo”, non sempre graditi al vicinato.

In settembre, a ricordo delle vecchie feste, viene continuata per qualche anno la tradizione di onorare solennemente il Santuario. Trovano pertanto ancora spazio in queste festose ricorrenze la Pesca di beneficenza, la Lotteria e qualche mitica “Sagra dell’Uva”, durante la quale quintali e quintali del gustoso frutto passano nelle mani di generosi acquirenti.

Il volgere del tempo.

La statua della Pellegrina continua a visitare il territorio della neo-costituita Parrocchia in varie processioni e la gente non fa mai mancare la sua sincera devozione e venerazione. Proprio in quegli anni viene portata fino al grande cantiere del costruendo Ospedale di Desio: anche in questa occasione la sua materna benedizione scende su tanti lavoratori.

Con gli anni Settanta, la Pellegrina diventa sede dell’operazione “Mato Grosso”. Vi partecipano numerosi giovani della Parrocchia che vi operano il sabato e la domenica, raccogliendo in giro carta, stracci, vetro e metalli, il cui ricavato viene devoluto ad opere di assistenza missionaria.

Divenuti adulti questi giovani, l’iniziativa va col trascorrere del tempo progressivamente scemando e il complesso della Pellegrina viene sempre meno frequentato. Lo scantinato vede nei vari anni la presenza di disparate attività: da deposito del gruppo di lavoro per i carri del Carnevale e per l’allestimento del presepio, a magazzino di attrezzature varie. Esso viene utilizzato per qualche tempo anche come sala-prove per un complesso musicale formato da alcuni giovani.

Ciò che avviene in seguito attorno al nostro Santuario è storia recente, contraddistinta, come già detto, da una sua ridimensionata funzionalità che lo privano di episodi particolarmente degni di menzione.

Nei primi mesi del 1991, poco prima della partenza di don Luigi, viene effettuato all’interno della chiesetta un intervento abbastanza rilevante, riguardante l’assetto dell’altare, con abbassamento dello stesso e con l’eliminazione delle balaustre e delle scale interne d’accesso al seminterrato. Le pareti vengono poi tutte tinteggiate di bianco. Come ogni intervento radicale questi lavori non raccolgono unanimi consensi: qualche anziano del rione ancora oggi ricorda con affetto e nostalgia i tempi in cui l’altare era posto lassù in alto, quasi a toccar il paradiso! Non è però dato di sapere se questa preferenza sia dettata da un particolare gusto artistico o piuttosto dal ricordo di giorni in cui l’età aveva tinte più verdeggianti ...

La perdita in Parrocchia del sacerdote coadiutore fisso e la conseguente necessità di far confluire le celebrazioni sulla chiesa parrocchiale sono causa nel frattempo dell’abolizione della messa domenicale delle ore otto. La decisione non è facile né da prendere, né da far assimilare, soprattutto per gli anziani che ne risultano i maggiormente penalizzati. Tuttavia la popolazione del rione riesce a farsene una ragione e mantiene sempre vivo il suo affetto verso il Santuario, accorrendo sempre numerosa alle ormai scarse celebrazioni che vi si svolgono durante l'anno.

La chiesa viene utilizzata più che altro solo per la celebrazione di matrimoni, anche se il volto della Madonna sembra risplendere soprattutto nelle molto partecipate funzioni mariane che vi permangono ancora nel mese di maggio. Servo fedele e custode della chiesa diventa il sempre disponibile Francesco Cosma, che ancora oggi adempie con diligenza all’incarico di sacrestano.

Nel 2002 il parroco don Antonio Niada, che ha preso a cuore il Santuario sin dal suo arrivo a Desio,

provvede a far sistemare il tetto e alcune strutture connesse, dotando l’accesso alla chiesa di uno scivolo per disabili. Successivamente viene annunciato ai fedeli che la chiesetta subirà un definitivo restauro anche all’interno, obbedendo ad esigenze liturgiche e di pratica funzionalità del tempio. Viene incaricata del progetto suor Michelangela Balan, che con amore, professionalità e massima cura, presenta nel 2003 il progetto definitivo, approvato dalla curia e dagli organi competenti, dopo immancabili trafile burocratiche. I lavori prendono il via nei primi mesi del 2004 e il Santuario viene riconsegnato al culto ai primi di settembre dello stesso anno, notevolmente modificato all’interno, dotato di moderne strutture ed impianti.

Gli anni sono proprio corsi velocemente e in un batter d’occhio ci siamo trovati a cogliere il respiro del secolo ventunesimo!

La strada che porta a Seregno ha assunto fin dagli anni Cinquanta il nome di via Milano, divenendo un’arteria a scorrimento (fin troppo) veloce. Nei pressi di questo percorso sono state costruite recentemente delle moderne rotonde stradali che ne hanno cambiato notevolmente i connotati. Sono scomparsi i filari di siepe mentre il sentiero che, affiancando lo stradone, dal “Bunòm” conduceva verso l’abitato di Desio ha lasciato il passo ad una funzionale pista ciclabile. Le vie che circondano il Santuario sono diventati sensi unici, in cui dominano asfalto e segnaletiche orizzontali, che hanno sacrificato persino la presenza di alcuni alberi interessanti.

Nel discutibile disegno di sostituire il trasporto su ferro con quello su gomma, addirittura da lì non

passa più il tram, sì proprio il vecchio tram con cui avevamo iniziato questo racconto!

Numerose palazzine sono sorte con incessante progressività e il rione, un tempo sperduto all’estremità del paese, quasi posato dalla mano del destino sul limitare di campi sterminati, risulta oggi legato in ogni senso al resto della città. Esso ha assunto col tempo una vera conformazione urbana, salvaguardando (non si sa fino a quando!) comunque la presenza di un soddisfacente margine di verde, così da disegnare, perchè negarlo, la periferia più bella di Desio.

Anche le cascine hanno visibilmente mutato la loro configurazione. Quella piccola, animata per tanti anni dalla presenza della vecchia taverna, non esiste più e vede oggi al suo posto una elegante esposizione di mobili artistici. La cascina grande rimane tuttora. I suoi granai sono stati trasformati in appartamenti, le vecchie stalle in box per auto. Il cortile tra l’altro non si allaga più dopo poche ore di pioggia come accadeva trenta e più anni fa (una sera di un aprile particolarmente piovoso, alcuni buontemponi lo circondarono di cartelli di stampo turistico denominandolo “il lago di Desio”! ). Attraversando questo cortile, così come passando per qualche via limitrofa, si fa sempre più fatica a respirar l’aria di un tempo ormai lontano. Ti accorgi comunque che la nostalgia gioca con la memoria nel rincorrersi tra vecchi ricordi, ti sembra di rivedere le persone che vi vivevano un tempo, di udire il loro vocìo, di annusare il profumo della minestra consumata sull’uscio delle case, mischiato al profumo del “furmentùn” steso ad asciugare, del fieno appena stivato in cascina, di ripercorrere le metodiche quanto semplici abitudini, quelle dei giorni di lavoro come quelle dei momenti di festa.

Se molti aspetti da queste parti risultano mutati nel corso di questi decenni, tuttavia oggi come allora vi trovi gente dal cuore grande così ! Gente che verso la Madonna Pellegrina vuol confermare tutto il proprio amore e la propria sincera venerazione: “ O tu spes mea, Maria, dulcis amor meus, o pia!”.

Proprio come coloro che, precedendoli più di mezzo secolo fa, in quel lontano 1951, sapevano far correre il volgere dei giorni sotto l’insegna di una particolare semplicità di vita, dettata spesso da ristrettezze economiche ma infarcita di veri valori morali. Quegli stessi valori che sono un pozzo prezioso, cui avvertiamo la necessità ogni giorno di attingere, se vogliamo rendere più cristallino il nostro vivere quotidiano.

 

Desio, settembre 2004

Fine